Di Fabrizio Nolo, macellaio e giornalista
La prima volta che arrivai a Marrakesh era primavera inoltrata. L’atmosfera rarefatta di questa citté in bilico tra passato e presente, tra l’Oriente e l’Europa, mi avvolse come un abbraccio.
I suoi mille colori, i sapori, i suoni seducenti dei tamburi, la folla, i mercati affollati e perfino i venditori ambulanti ti fanno dimenticare la frenesia delle grandi citté occidentali. Un’altra ottima ragione per innamorarsi della ciitté marocchina più conosciuta, à l’ospitalité della sua gente, da sempre maestra di tolleranza ed apertura verso le culture più disparate. L’incontro con Koutubia, la moschea dominante la citté , fu quasi magico.
Il palazzo Bahia, rosa pastello, set preferito da registi di molte generazioni, à un’altra tappa da non perdere. I raffinati giardini della Menara vi lasceranno stupiti!
Due cose che mi hanno colpito in modo particolare sono state la ricca tradizione gastronomica e l’attenzione per il benessere fisico. La maestria di mescolare spezie Berberé con nuovi concetti minimal-creativi occidentali rende unica la cucina di Marrakesh.

Cuochi marocchini
servono piatti prelibati
in piazza Djemma el Fna
Immagini: PhotolibraryPiatti tipici e moderne creazioni possono essere gustati al Le Tanjia, Le Marrakchi, Villa Rosa, Bo & Zin, Le Comptoir o al Crystal; mentre il Café de la Poste, il Leroy’s Kfe e il Soukara sono posti da non perdere per sorseggiare il tradizionale té¨ alla menta, un vero e proprio rito da queste parti.
Se volete viziarvi come si deve non dimenticatevi della pratica millenaria dell’hammam, il bagno di vapore che purificherà il vostro corpo e la vostra mente, mentre gli amanti della vita nottura potranno scatenarsi alla Plage Rouge o al Nikki Beach.
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