Marylène Malbert, collaboratrice della Biennale di Venezia, ci racconta la sua vita di studiosa d’arte in Italia
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L’EXPAT |
Doveva rimanere solo un anno, ma poi il fascino di Venezia le ha fatto dimenticare le bellezze della natia Francia. «Nell’estate del 1999 mi è stata offerta la possibilità di fare uno stage presso il Centro Culturale Francese di Roma, avevo anche ottentuto una borsa di studio Erasmus per studiare a Venezia», spiega Marylène. «Ma poi non ho più avuto voglia di tornare in Francia ed insieme al mio ragazzo, mi sono trasferita a Venezia a studiare e a lavorare», aggiunge la ricercatrice francese che decide quindi di vivere nel Bel Paese per un periodo indeterminato.
Per Marylène i motivi per amare la bellissima città lagunare sono tanti: «Del vostro paese adoro il sole, la luce, la storia, la lingua, l’arte e quel compromesso tipicamente italiano, tra una felicità quotidiana e un certo fatalismo di sottofondo. E poi fare colazione con cornetto e cappuccino in qualsiasi bar della città, di fronte ad un cameriere sempre pronto a scherzare e a sorridere», si entusiasma.
«Per non parlare della cucina veneziana e italiana in genere». “Fantastica” la definisce, ma i sapori della terra natia non si dimenticano mai: «Della Francia mi manca il pane e qualche dolcetto particolare, come gli chaussons aux pommes e le éclairs au café, ma anche un po’ la cultura contemporanea: l’arte, la letteratura, la musica e il cinema francese che qui non è facile da seguire». Tuttavia, l’arte italiana è sufficente per non farle sentire troppa nostalgia di casa.
Marylène infatti collabora con istituzioni prestigiose come la Biennale di Venezia e Palazzo Grassi, cosa che la riempie d’orgoglio e di soddisfazione, anche se lavorare nelle settore della cultura in Italia “non è certo facile”, come spiega; «Gli stipendi per i giovani sono molto bassi e i talenti troppo spesso non vengono considerati per quello che veramente valgono e per ciò che possono offrire. In Italia una persona di 50 anni è ancora classificata come un giovane imprenditore», spiega con un filo di incredulità. «I giovani faticano molto, non solo ad emergere, ma semplicemente ad entrare nel mercato del lavoro. E nonostante abbiano le competenze giuste, l’energia e l’entusiasmo necessario, sono tanti coloro che devono accettare lavoretti precari per pagare l’affitto. In Francia è diverso».
In compenso, l’Italia offre a Marylène grandi opportunità per viaggiare e conoscere nuovi posti; «Ho un sogno nel cassetto », spiega, «visitare tutte le città storiche più importanti del paese. Sono sicura che prima o poi lo realizzerò ». Cosa pensa Marylène degli Italiani in generale? «Li adoro! Sono solari, allegri e sempre pronti alla battuta..», sorride.