Una rivoluzionaria tecnica di agricoltura per preservare le foreste pluviali del mondo
testo di Daniel Elkan

Non me lo sarei mai aspettato», dice Reuben Mendoza, sorridendo tra le frasche di alte piante di mais. Tutt’intorno, il fitto fogliame verde blocca la vista delle circostanti colline della Montaña del Carbon, nella provincia di Olancho, Honduras settentrionale. Per Mendoza, è il sesto buon raccolto consecutivo, garanzia di cibo sufficiente per la sua famiglia di quattro figli. Difficile a credersi, dieci anni fa questo lembo di terra era praticamente sterile e forniva al massimo un solo raccolto, peraltro ben più scarso di quelli attuali.
All’epoca Mendoza era il classico coltivatore- disboscatore, uno dei circa trecento milioni ancora attivi nel mondo. Ogni anno questa gente disperatamente povera tenta di sopravvivere abbattendo le foreste a colpi di machete e bruciando i ceppi per fare spazio a coltivazioni di varietà quali mais e fagioli.
C’è un problema, però. Il terreno delle foreste pluviali perde rapidamente la propria fertilità quando viene coltivato e dopo uno, massimo due anni, un agricoltore deve disboscare una nuova zona di foresta, ricominciando da capo. Questa pratica, fino a qualche anno fa ancora sostenibile grazie alla sua limitata diffusione ed all’estensione delle forseste, è oggi la prima causa di deforestazione al mondo. Ogni anno l’incendio delle foreste rilascia nell’atmosfera 1,5 miliardi di tonnellate di CO2, un quinto del totale globale.
Nel 1999, in seguito al suo incontro con Mike Hands, studioso britannico di ecologia tropicale, Mendoza potè sperimentare un differente modo di coltivare. Hands aveva ideato un nuovo metodo per la coltivazione detto “a filari di inga”, in grado di consentire l’utilizzo di un determinato appezzamento per un numero indefinito di anni ed evitando, quindi, i continui spostamenti che ‘consumano’ la foresta.
Per non compromettere il proprio sostentamento, inizialmente Mendoza applicò questo approccio solamente su un piccolo pezzo di terra. Visti i risultati, attualmente più di 100 contadini in Honduras utilizzano questo nuovo sistema di coltivazione.
«Questo sistema funziona simulando ciò che la foresta pluviale causerebbe in modo naturale: l’eliminazione delle erbe infestanti ed il riciclo degli elementi nutritivi fondamentali», spiega Hands. Gli agricoltori coltivano filari di inga, una pianta locale le cui foglie dapprima creano l’ombra che impedisce la propagazione delle erbacce che altrimenti prosperano alla luce, dopodichè, potate e lasciate sul terreno, si decompongono formando un denso pacciame che le erbacce non riescono a perforare. Allo stesso tempo, il fogliame decomposto restituisce al terreno elementi fondamentali come il fosforo, mentre le varietà coltivate crescono grazie a fori appositamente praticati nello strato di pacciame.
C’è poi un altro vantaggio: i coltivatori- disboscatori sono in genere costretti ad addentrarsi per diverse miglia tra le colline, perchè le zone circostanti i loro villaggi hanno da tempo perduto la fertilità. I lunghi spostamenti quotidiani impediscono alle donne ed ai bambini di collaborare alla cura dei campi ed alla raccolta. Il sistema a filari di inga, invece, consente di conservare e persino di recuperare la fertilità dei terreni vicini alle loro case. «Le mie coltivazioni sono a cinquanta metri da casa mia», dice Dionisio Cubas, un altro contadino che ha adottato questo sistema. «È molto meglio, perchè ora non dobbiamo più andare lontano e tutta la famiglia è coinvolta nella cura delle piante e nel lavoro. Quando i campi erano lontani, inoltre, i raccolti venivano spesso divorati dagli animali selvatici.»
Con il sostegno finanziario dell’Unione Europea, Hands ha dedicato ventidue anni della sua vita al perfezionamento di questo sistema. Ora che il finanziamento si è esaurito, servono nuovi fondi per favorire la diffusione dei semi di inga e piantagioni modello che ne dimostrino il successo, in modo da contribuire rapidamente a salvare grandi superfici di foresta in tutto il mondo.
«I telegiornali non parlano della deforestazione a fini agricoli, ma, per quanto lenta, è una vera catastrofe ambientale» afferma Hands. «Questa gente è spaventosamente povera: non agisce per vandalismo, ma solo per necessità. Per questo noi dobbiamo offrire delle alternative.»
Simon Counsell, direttore della Rainforest Foundation, concorda: «Trovare nuove tecniche di coltivazione e mezzi di sostentamento per centinaia di milioni di contadini giunti nelle aree forestali tropicali negli ultimi decenni è elemento essenziale per la soluzione del problema della deforestazione. La coltivazione a filari di inga promette grandi risultati, perchè favorisce una produzione continuativa su suoli generalmente delicati e poco fertili.»
Intanto, sulle colline honduregne, la tecnica inventata da Hands si diffonde con il passaparola. Victor Coronado, un altro contadino che ha sostituito i fiammiferi con i semi di inga, è tra coloro che collaborano all’insegnamento della nuova tecnica ad altri agricoltori. «Continueremo a girare, per insegnare ai contadini il nuovo metodo, in modo che possano cambiare le loro abitudini. E informeremo chi ancora non ne sa nulla. Questo nuovo sistema è chiaramente migliore, e noi lottiamo per la sua diffusione.