Le Isole Tremiti, incontaminata riserva naturale dal 1989, offrono una vacanza unica, che non potrete dimenticare
test di Nattacia Dabeskii

Conosciute anche come “le perle dell’Adriatico”, situate a pochi chilometri dalle coste settentrionali del Gargano, in Puglia, le Isole Tremiti sono senza dubbio un affascinante e mozzafiato “paradiso” marino.
Considerate pure un vero e proprio museo a cielo aperto, le cinque isole che formano il piccolo arcipelago vantano traccie di cilivizzazione a partire dall’età del Ferro, passando per l’età Classica ed Ellenistica. Nel periodo del dominio romano dell’Adriatico, le Tremiti erano conosciute con il nome di isole Diomedee - dal nome di Diomede, mitologica figura greca che, secondo la leggenda, vi avrebbe per lungo tempo soggiornato - mentre la denominazione attuale è da attribuirsi agli antichi Romani, che vennero ispirati dai tre monti che si stagliano dalle trasparenti acque del mare contro il vivido blu del cielo.
La bellezza naturalistica e paesaggistica delle Tremiti fa di questo piccolo arcipelago un mondo sorprendentemente ancora incontaminato ed ideale per gli amanti del mare e della natura in genere, per gli appassionati di vela e subacquea in particolare. Tra le tante meraviglie si distingue, per bellezza ed unicità del patrimonio ittico, il parco marino, sicuramente uno dei più emozionanti d’Italia, caratterizzato, oltre che dalla suggestiva conformazione dei fondali, dall’eccezionale ricchezza dei tesori nascosti e dei relitti storici.
Immergersi nel mare che bagna le coste frastagliate delle cinque isole significa, letteralmente, fare un tuffo nel passato. Ancora oggi, infatti, i suoi fondali cullano un’ammirevole galea della flotta turca del 1500 DC, quattro cannoni di bronzo dello stesso periodo, tre tegole romane del primo secolo AD. Tra i più straordinari e recenti ritrovamenti storici figura sicuramente “Il Lombardo”, uno dei piroscafia ruote utilizzato nel 1860 da Garibaldi per la “spedizione dei Mille”, affondato tragicamente con tutto il suo equipaggio e ritrovato nel 2005 all’imbocco della Cala degli Inglesi.
Presso la Punta di Ponente, sui fondali tra Cala di Zio Cesare e Punta Diavolo, si trova il relitto di una nave stipata di ben 900 anfore, risalente al periodo più florido dei ricchi commerci che gli antichi Romani svolgevano nel Mediterraneo.
Abitate da poco più di trecento persone, le cinque isole si contraddistiguono per le proprie peculiarità paesaggistiche e storiche.
L’isola di San Domino, la più grande per estensione, è pure la più frequentata dell’archipelago. Unica ad avere strutture adeguate ad un turismo internazionale - il porto di arrivo dei numerosi traghetti provenienti dalla terraferma, alcuni villaggi turistici - l’isola, a differenza delle altre, vanta una vegetazione fitta e rigogliosa, costituita prevalentemente da pinete di Pino d’Aleppo. Da non perdere assolutamente sono le numerose baie e cale, tra cui vanno menzionate la Cala Tamariello, la già citata Cala degli Inglesi, la Cala Tramontana e quella dei Benedettini.
Gli amanti della vita da spiaggia, invece, potranno frequentare Cala delle Arene, il cui nome celebra proprio la maggiore distesa di sabbia dell’arcipelago.
Un altro fiore all’occhiello dell’isola è rappresentato dalle numerose grotte naturali. Non si può certo lasciare le Tremiti senza averne visitate alcune, a partire dalla più celebre, la Grotta delle Viole. Spettacolare per l’incredibile ricchezza cromatica, la grotta vanta un arcobaleno di colori sfavillanti grazie alle pareti coperte di fiori dalle tonalità rosa- violacee, argentee e gialle. Da non perdere neppure la Grotta delle Rondinelle, quella delle Murene e la Grotta del Coccodrillo.
Dalla più piccola delle Tremiti, l’isola di San Nicola, si possono ammirare gli Scogli Segati e la Grotta di San Michele, ma è nell’eredità storico-culturale che essa spicca sulle altre. L’impronta medioevale è visibile nel complesso abbaziale di Santa Maria a Mare, in posizione dominante sul porto dell’isola, dove si trovano testimonianze di monaci benedettini e cistercensi, ma anche nella Cisterna della Meridiana e nella sua Loggia, nel Torrione Angioino ed ancora nel Castello dei Badiali e nel Torrione del Cavaliere del Crocifisso, circondati dalle imponenti mura di cinta. L’isola ospita pure i resti di due “domus” romane ed una necropoli risalente al periodo ellenistico, composta da due tombe “a grotticella”, una delle quali nota proprio come Tomba di Diomede.
L’isola di Capraia, dalle coste frastagliate e dalle bellissime inseranture, è seconda per estensione e trae il suo nome dalla pianta del cappero, di cui è ricoperta. Completamente disabitata, l’isola è parte della Riserva marina delle Isole Tremiti e si distingue per la presenza degli “architelli”, archi formati da rocce granitiche dai colori più variegati. Il più noto è quello detto “di Capraia”, in prossimità del faro e sul cui sfondo si intravede il Gargano: con la sua forma a “collo d’oca” è un piccolo capolavoro che inquadra un bacino color smeraldo.
Anche Cretaccio e Pianosa sono completamente disabitate. Conosciuta anche come lo “Scoglio”, per la scarsezza della vegetazione, Cretaccio è quasi spaccata in due blocchi da una profonda fenditura. Sulla sua costa si possono ammirare i resti di un piccolo porticciolo benedettino, ma il punto forte dell’isola rimangono pur sempre i fondali, essi pure protetti dall’istituzione della riserva marina.
Pianosa è l’unica delle cinque isole ad essere considerata riserva naturale totale: dal 1989 è stato imposto il divieto di navigazione entro i 500 metri dalla costa, nonchè quello di pesca e di immersione non autorizzate. Il suo ricco patrimonio marino è considerato uno dei più incontaminati d’Italia.
Lo scorso marzo, il sindaco delle Tremiti ha provocatoriamente messo all’asta l’isola per dieci milioni di euro e tra i possibili acquirenti si è fatta avanti la Libia, che già 30 anni fa ne rivendicava la podestà in onore dei cittadini libici lì deportati durante la Guerra di Libia.