Quel che cercate è pace, semplicità e storia? Provate l’accoglienza monastica…
Testo di Emily Stefania Coscione

L’idea di trascorrere le tanto agognate ferie annuali in una cameretta spartana, svegliandosi all’alba e andando a letto con le galline, può sembrare uno scherzo di cattivo gusto. Pasti frugali consumati in refettorio, meditazioni continue con sottofondo di canti gregoriani, lunghi periodi di silenzio da rispettare… Una vacanza, quella in monastero, non proprio convenzionale ma che sta diventando, suo malgrado, molto popolare.
Sono, infatti, numerose le istituzioni religiose europee che hanno deciso di aprire le proprie porte ai turisti, trasformandosi in bed & breakfast spirituali e offrendo soggiorni di assoluto riposo. Gli edifici austeri ma di grande interesse storico, la pace e la tranquillità di location spesso remote e persino la mancanza di lussi e sprechi contribuiscono ad offrire un’esperienza unica. Se si aggiunge, poi, il costo notevolmente ridotto rispetto a quello di una stanza di albergo, la prospettiva diventa ancora più appetibile. L’ideale per ritirarsi, anche se solo temporaneamente, dalla vita frenetica di tutti i giorni.
Tanti i vantaggi di questa vacanza sui generis e per assicurarseli basta seguire alcune regole. «Un soggiorno, seppur breve, in un monastero necessita di un certo livello di adattamento e probabilmente non è per tutti i gusti» spiega June Walsh, travel writer americana che ha firmato numerosi libri sull’argomento. «Ma si tratta di uno stile di vita semplice e di sane abitudini che possono offrire già dal primo giorno quella pace e quel sereno relax che li contraddistingue.»
Prima di prenotare occorre ricordare, infatti, che non si tratta di ex monasteri trasformati in resort alla moda, ma di comunità religiose del tutto attive che, pur non richiedendo agli ospiti di seguire funzioni e liturgie quotidiane, esigono un certo rispetto. Così, per evitare eventuali imbarazzi, gli esperti consigliano innanzitutto di familiarizzare con il regolamento dell’istituzione scelta. Ad esempio, monasteri e conventi possono disporre di zone separate per uomini e donne; alcuni accettano solo prenotazioni effettuate con diverse settimane in anticipo o pagamenti in contanti; le stanze, spesso con letto singolo, sono prive di telefono e televisione, e persino l’uso del cellulare e del computer può essere vietato. La sera, poi, meglio rispettare l’orario di ritorno prima che vengano chiusi i cancelli o si rischia di passare la notte all’aria aperta.
«Il soggiorno in un monastero deve essere un momento dedicato alla riflessione ed alla ricerca personale, una pausa per conoscere meglio se stessi» affermano i monaci del Monastero di Camaldoli, una comunità monastica nei pressi di Arezzo. «Chi prenota non deve aspettarsi un agriturismo, o un hotel per villeggianti. Quello che offriamo è un’esperienza di valori che portiamo avanti da oltre mille anni!»
Non mancano, però, curiosità e distrazioni. Non a caso ogni monastero o convento aperto al pubblico rivela tratti e caratteristiche uniche. Il Monastero di Bose ad Ostuni, in Puglia, è gestito da frati e suore che mettono a frutto la loro esistenza solitaria per produrre arazzi, miele e icone religiose. San Domenico di Fiesole, nei pressi di Firenze, offre ospitalità nei locali cinquecenteschi annessi al Convento dei Padri domenicani. Ricco di statue e affreschi, costituisce una vera manna per gli amanti dell’arte rinascimentale.
Più “urbani” sono invece Casa Caburlotto, gestita a Venezia dalle Suore di San Giuseppe Caburlotto, a poca distanza dalla centralissima Piazza S. Marco, e la Casa di Accoglienza Suore di Cristo, a Roma, a poco meno di un chilometro dal Colosseo: due oasi di solitudine situate nel cuore di centri storici normalmente affollati e che permettono di rituffarsi nella realtà quotidiana qualora se ne sentisse il bisogno.
Oltre confine, per gli appassionati di artigianato, il Monasterio de Sant Benet, nei pressi di Barcellona, ospita un’attiva comunità di suore benedettine che da più di mezzo secolo si dedica all’arte della ceramica; mentre in Francia, il Monastero di Saint Dominic, a Dax, oltre a invogliare a un tipico ritiro spirituale, con ore dedicate alla meditazione e alla lettura, non trascura neanche la gola, con torte, biscotti, confetture e… chi più ne ha più ne metta!
Non immune al fascino della buona tavola è anche il Monastero di Orval che, immerso nel verde suggestivo delle colline belghe, produce formaggi rinomati e una birra molto pregiata. I monaci richiedono che il soggiorno di estranei non duri, però, più di una settimana e, anziché proporre tariffe fisse per le stanze, suggeriscono piccole donazioni.
Ai monaci trappisti appartiene l’Abbazia della Nostra Signora di Koningshoeven, in Olanda, anch’essa famosa per una fabbrica di birra di antica tradizione. Circondata da boschi e da numerosi sentieri adatti a semplici passeggiate così come a trekking più avventurosi, la sua guesthouse propone una cucina strettamente vegetariana e vanta uno “store” elegante e fornitissimo in cui è possibile acquistare prodotti locali.
Infine, per i puristi del benessere spirituale - e per chi si sente tentato da un soggiorno da eremita - si consigliano invece, i monasteri del Monte Athos, in Grecia, sede di monaci ortodossi. Gli ospiti, tutti rigorosamente maschi, (per tradizione le donne devono mantenersi a oltre 500 metri di distanza), possono soggiornare in questi edifici sacri e meravigliosi per un massimo di quattro giorni, da trascorrere prevalentemente in silenzio. Tra gli abituè c’è persino Carlo d’Inghilterra, che di solito vi arriva in gran segreto, accompagnato solo da alcune guardie del corpo. A colpirlo, ha ammesso recentemente il principe, è la profonda spiritualità del luogo, la sensazione di poter esistere solo con se stessi e in completa assenza di rumori e distrazioni. Anche se solo per pochi giorni.