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VIENNA, CAPITALE DELLO CHARME

Storia, segreti e magie del parco dei divertimenti viennese che, nel corso dei secoli, ha stregato artisti e turisti di tutto il mondo

testo di Robert Huttinger

Si trova proprio nel punto più alto di un luna-park deserto lo scrittore americano di romanzi pulp Holly Martins, alias Joseph Cotten, quando in una scena del film Il terzo uomo (1949) incontra finalmente il suo vecchio compagno di scuola Harry Lime, alias Orson Welles. La scena cruciale sulla grande ruota panoramica è una delle sequenze più famose di questo film noir ambientato a Vienna dal produttore di Via col vento David
O. Selznick. Graham Greene visitò Vienna di persona mentre scriveva la sceneggiatura de Il terzo uomo e, come molti altri prima di lui, restò vittima della forza ispiratrice del famoso luna- park cittadino: il Prater. Il romanziere Felix Salten, creatore di Bambi, gli scrittori Adalbert Stifter e Peter Altenberg, il compositore Robert Stolz sono solo alcuni tra i tanti che hanno scelto di celebrare il Prater nella loro opera, descrivendo la lussureggiante bellezza dei suoi antichi alberi e prati, narrando di avventure amorose tra giovani servette e soldati, cantando il nobile e l’uomo comune che passeggiavano per i sontuosi viali del parco. Ma che cosa ha di particolare, il Prater, per ispirare ed affascinare così tanti artisti nel corso dei secoli?

Il Prater di Vienna è uno dei più antichi parchi di divertimenti d’Europa. Nel XII secolo, l’imperatore Federico I donò quest’area lungo la riva del Danubio alla nobile famiglia “de Prato”. Al XV secolo risalgono i primi documenti in cui questa zona risulta attestata come parco naturale. Nel XVI secolo fu aperto il famoso viale principale, che si estende per più di quattro chilometri e mezzo, e l’imperatore Rodolfo II cintò l’intera superficie, dichiarandola sua personale tenuta di caccia, accessibile solo all’aristocrazia e agli imperiali cacciatori.

All’inizio del XVII secolo, Vienna offriva pochi luoghi di svago, e il passatempo preferito della gente era fare lunghe passeggiate lungo quella che è oggi nota come Praterstrasse, ma che ai tempi era una via fiancheggiata dai casini di caccia della famiglia imperiale. Particolarmente apprezzato, ai tempi, era uno spiazzo circondato da alberi dove, nel 1603, il cameriere di un’osteria aprì una piccola locanda che serviva birra, vino, salsicce e formaggio. La fama della locanda si diffuse rapidamente e nel giro di cinque anni la casa di legno si trasformò in uno spazioso edificio in pietra, con un campo per il gioco delle bocce e un teatrino delle marionette. Il Prater vide così sorgere il primo edificio del celeberrimo parco dei divertimenti in cui si sarebbe trasformato. Alla fine del XVII secolo la fiorente locanda fu venduta e i nuovi proprietari costruirono altri locali di ristoro negli immediati dintorni, aggiungendo altalene e altri teatrini delle marionette, puntando ad attrarre anche le famiglie più ricche di Vienna con l’offerta di piatti più raffinati. Il luogo, poi, finì per essere ribattezzato “Wurstelprater”, dal nome del personaggio principale del teatrino delle marionette, Hanswurst, sorta di maschera comica arlecchinesca.

Nel XVIII secolo il circondario si tramutò in un elegantissimo parco di divertimenti per le classi più abbienti. I menù dei ristoranti proponevano asparagi, aragosta, prosciutto, pollame, selvaggina e una prelibata pasticceria. Secondo i proprietari dello Schweizerhaus, rinomato ristorante del Prater, le patatine fritte sarebbero un’invenzione locale.

Il Prater, tuttavia, era ancora in gran parte chiuso al pubblico. Nel 1766, l’imperatore Giuseppe II, con l’umanità che lo contraddistingueva, disse: «Se volessi circondarmi di qualche mio simile, potrei soltanto fare una passeggiata nella cripta imperiale» e decise così di aprire la tenuta di caccia a tutta la cittadinanza. Lungo il viale principale spuntarono caffè e ristoranti ed il Prater divenne, in breve, punto d’incontro e luogo di svago per tutti i viennesi, che affluivano a frotte per godere di attrazioni come tirassegno, giostre, diorami, spettacoli di artisti di strada nonché quelli di danza e pantomima del famoso Circo de Bach. Da quel momento in poi, il Prater divenne sede di incontri culturali, scenario ideale per qualsiasi novità, dai primi esperimenti con palloni aerostatici e velivoli agli spettacoli pirotecnici; tra il 1782 e il 1873 il numero delle attrazioni, al Prater, si quadruplicò, con l’aggiunta di teatri, musei delle cere, un vivaio con flora e fauna esotiche e un planetario.

Nel 1809, le verdi distese del Prater furono postazioni strategiche per le armate di Napoleone e meta, grazie alle sue sfavillanti attrattive, dei partecipanti del Congresso di Vienna del 1814-15. Il parco ha ospitato spettacoli internazionali di gran moda e concerti di Johann Strauss e Ludwig van Beethoven. Anche la prima ed unica esposizione mondiale svoltasi a Vienna ebbe luogo, nel 1873, proprio al Prater, con la partecipazione di 53.000 espositori, dislocati su una superficie di 2,3 milioni di metri quadrati. Con la ‘fin de siècle’ arrivarono la prima sala cinematografica e il primo parco a tema del mondo: una minuziosa ricostruzione, completamente percorribile, di un angolo di Venezia, con palazzi e ponti, su un canale solcato da gondole che si estende per oltre un chilometro, sovrastato dalla grande Ruota panoramica costruita nel 1897, uno dei più noti simboli di Vienna.

Nei decenni successivi si aggiunsero numerose altre attrazioni e novità, finché l’8 aprile 1945 un incendio non distrusse completamente lo splendore e la gloria dei secoli precedenti. La ruota panoramica, il cinema, le giostre furono divorati dalle fiamme, e cinque soli padiglioni si salvarono. Pochi giorni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, fu costituita una società il cui unico fine era la ricostruzione del Wurstelprater come area ricreativa pubblica, obiettivo raggiunto nel 1953.

Che cos’ha, dunque, di tanto particolare il Prater, per riuscire ad ispirare sempre nuovi artisti? È forse la sua storia ricca di fasti e di declini ciò che attrae il romanziere e lo induce ad ambientarvi i propri capolavori? O le fonti d’ispirazione sono più semplicemente l’allegria e la curiosità? L’uno e l’altro, probabilmente. Dal soldato imperiale alla semplice domestica, dal brillante scrittore al geniale compositore, dal potente imperatore all’uomo comune, tutti restano affascinati dalle colorate attrattive del Prater, dove è ancora possibile, tra una passeggiata nei giardini ed una sosta sotto splendidi alberi, guardare il mondo con gli occhi di un bambino, fosse anche per un pomeriggio soltanto.

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